La Tenda aiuta i familiari di persone che soffrono di dipendenza patologica a costruire vere e proprie strategie per affrontare questa malattia e le sue conseguenze (come? vai a Vita Nuova).
Quindi La Tenda per prima afferma che alcolismo, tossicodipendenza, gioco d’azzardo, disturbi dell’alimentazione, ecc. sono certamente un “affare di famiglia”.
Le ricadute di questi disturbi si avvertono nelle vite di tutti coloro che vivono vicino a chi ne soffre e, in senso esteso, fanno parte della sua famiglia.
Tuttavia non tutte le relazioni familiari sono “buone”, cioè funzionali alla buona cura della persona ammalata e al benessere di chi gli/le sta vicino.
Alcune di queste relazioni sono dei veri e propri ostacoli: alcuni parenti e amici interferiscono con il percorso intrapreso, danno consigli non richiesti e non competenti, compiono azioni che seguono logiche differenti da quelle proposte con il percorso Vita Nuova e talvolta controproducenti.
“I legami di attaccamento di lungo termine e le norme culturali della solidarietà familiare esercitano un’influenza potente. Ci portano a restare in contatto con familiari difficili, nonostante conflitti e delusioni.”
(Karl Pillemer, PhD, Famiglie strappate, Feltrinelli, 2021, p. 45)
Quando Isabella, madre di tre figli di cui due con problemi di tossicodipendenza, ha intrapreso il percorso Vita Nuova non ha trovato alcun sostegno nei propri familiari: genitori e fratelli hanno continuato a farla sentire in colpa (non era una buona madre), a ritenerla responsabile di quanto accadeva ai figli, aumentando a dismisura il carico emotivo che già le rendeva la vita difficile.
E poi c’è Carlotta, che ormai da anni deve fare i conti con il rifiuto dei suoi genitori di seguire con lei il percorso Vita Nuova per affrontare la tossicodipendenza degli altri due figli, che non seguono alcuna cura.
Come in molti altri casi, Isabella e Carlotta hanno troncato i rapporti con questi familiari delle cui azioni controproducenti non volevano essere complici o vittime. Il distacco ha comportato grande sofferenza e le ha esposte a ulteriori incomprensioni e giudizi negativi.
L’appartenenza a una famiglia comporta, per noi stessi e per gli altri, avere delle aspettative. Le principali sono la solidarietà e la reciprocità.
Significa che di solito non è socialmente accettato che una madre si distacchi da un figlio (che rifiuta di curarsi) per tutelare la propria incolumità; non si accetta che una figlia non frequenti più i genitori perché questi rifiutano di curare i fratelli e continuano ad alimentare la loro malattia.
A distanza di molti anni, parenti e amici di Isabella e Carlotta continuano a pensare a una “madre degenere” e a una figlia “disamorata” probabilmente perché approfondire e comprendere le ragioni di quella madre e quella figlia è troppo difficile o semplicemente troppo faticoso.
Dal canto loro, con il sostegno di Vita Nuova, Isabella e Carlotta ogni giorno trovano conferme alle loro scelte che hanno permesso loro di non diventare complici della dipendenza patologica, in cambio di una visita alla nonna e un pranzo di Natale.
Anche decidere di non alimentare la malattia di un proprio caro è “un affare di famiglia”!
