Le persone sane indossano una maschera a Carnevale, per gioco. Chi soffre di dipendenza patologica spesso la indossa tutto l’anno.
Chi soffre di dipendenza patologica spesso indossa una “maschera” per nascondere il proprio malessere nei contesti familiari, sociali e professionali.
La dipendenza patologica spesso rimane nascosta agli occhi degli altri, non si vede sempre a occhio nudo e resta celata sotto una facciata di normalità quotidiana, dove la persona tenta di restare nel proprio ruolo sociale: madre, padre, figlio, fratello, collega, amico. Ma dietro questa maschera c’è una realtà molto diversa, fatta di sofferenza, paura, isolamento, bugie…
Molte persone ancora etichettano la dipendenza come un vizio o una colpa, ma il giudizio morale rende difficile a chi ne soffre chiedere aiuto. Così indossare la “maschera” diventa una necessità per proteggersi dall’affrontare la realtà e continuare a alimentare la propria malattia. Indossare una maschera però alimenta anche il senso di solitudine.
Quali sono le maschere della dipendenza?
- la maschera della vittima: usata per ricevere attenzioni
- la maschera dell’isolamento: che usando la scusa della stanchezza, permette di evitare situazioni sociali, e quindi possibili domande scomode
- le bugie e le giustificazioni “impossibili”: usate per mascherare spese anomale, ritardi o dimenticanze di impegni importanti
- la manipolazione: usata per confondere le persone che cercano di allontanare e contenere la malattia.
Questi sono alcuni esempi. Se avete pensato ad altre “maschere” e volete condividerle con noi, saremo felici di leggere i vostri messaggi.
