I chatbot sono la versione tecnologica dell’amico immaginario, creati con sistemi di Intelligenza Artificiale (AI Companion).
Un chatbot può essere un confidente virtuale, un amico sempre disponibile, che ti rassicura e ti dà sempre ragione. È addestrato a rispondere alle tue domande e a porne di nuove, per rafforzare la relazione. Può dare la sensazione di conversare con qualcuno che ti capisce proprio bene, più degli altri (le persone vere) e può anche assumere un’identità specifica, ad esempio quella di un personaggio famoso (dei fumetti, delle serie tv, ecc.) e attrarti in una relazione su aspetti molto intimi e profondi, anche di natura sessuale, non solo con adulti ma anche con giovani e giovanissimi.
Questo tipo di relazione può alimentare la dipendenza affettiva dell’adolescente da questo amico virtuale, influenzando scelte importanti come, ad esempio, quelle che riguardano la scuola e i rapporti familiari. Se il legame con l’amico virtuale di questo tipo diventa molto stretto, può arrivare a rispondere a tutte le esigenze di socializzazione di un adolescente. Può sostituirsi completamente ai rapporti sociali reali, con conseguenze anche gravi di isolamento sociale, fino a casi di suicidio.
Cosa spinge gli adolescenti a “fare amicizia” con un chatbot?
Secondo Telefono Azzurro, c’è la curiosità (36%), la qualità dei consigli (23%), il sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). E c’è anche un 7% che sceglie un chatbot perché non ha altre persone di riferimento.
Molti genitori sono preoccupati dell’uso scolastico, più o meno nascosto, che i figli fanno dell’Intelligenza Artificiale che può fare i compiti al posto tuo, scrivere temi e rispondere alle interrogazioni.
Allora può essere utile sapere che al MIT di Boston (Massachusetts Institute of Technology) hanno verificato che usare quotidianamente ChatGpt e altri strumenti di Intelligenza Artificiale riduce apprendimento, pensiero e memoria.
A 3 gruppi di studenti è stato chiesto di scrivere tre brevi testi per tre sessioni successive su temi predefiniti:
- il primo gruppo poteva scrivere solo sulla base delle proprie risorse mentali, senza accesso né a internet né a uno schermo
- il secondo gruppo aveva accesso al motore di ricerca di Google
- il terzo gruppo invece aveva accesso all’intelligenza artificiale generativa, in particolare ChatGPT di Open AI.
Durante la scrittura del compito, il gruppo con accesso al solo motore di ricerca ha registrato una connettività cerebrale fra il 34% e il 48% più bassa del gruppo che scriveva senza supporto digitale; il gruppo con accesso a ChatGPT ha mostrato una connettività cerebrale del 55% più bassa. In sostanza, più consistente è il supporto e più si riduce l’ampiezza dell’attività del cervello.
I partecipanti del gruppo con accesso a ChatGpt hanno ottenuto risultati peggiori rispetto agli altri due gruppi, a tutti i livelli: neurale, linguistico, di punteggio.
Solo il primo gruppo “Brain-only” ha mostrato un’attivazione delle aree del cervello connesse con l’ideazione creativa, con l’integrazione dei significati fra loro e con l’automonitoraggio: le funzioni necessarie a generare contenuti, pianificarli e rivederli.
Inoltre, nell’83% dei casi, chi aveva lavorato con ChatGPT ha avuto difficoltà a ricordare frasi dai propri stessi testi già pochi minuti dopo averli consegnati, come se tutta l’attenzione si fosse concentrata sul riprodurre passivamente informazioni generate all’esterno.
Il mercato dei chatbot e delle svariate applicazioni dell’AI è sempre alla ricerca di nuovi consumatori, senza molte remore se questi sono ragazzi giovanissimi senza strumenti adeguati per scegliere consapevolmente.
Tocca ai genitori e ai nonni (che spesso trascorrono con loro molto tempo) tenere d’occhio come la tecnologia viene usata e quali comportamenti ne derivano.
Se questo argomento ti interessa
- puoi leggere o ascoltare l’articolo di Stefania Garassini (Avvenire, 21 maggio 2025) Tecnologia. Genitori, attenti ai “chatbot”: i nuovi amici virtuali dei vostri figli
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/dialogano-coi-ragazzi-ma-sono-generati-con-l-inte
- puoi leggere di più sullo studio del MIT di Boston
Se hai dubbi sui comportamenti dei tuoi adolescenti, non esitare:
