Con le nostre figlie Francesca e Luisa, siamo quello che di solito si definisce una bella famiglia, serena e “normale”. Lavoriamo entrambi e le figlie studiano. Francesca è una ragazza molto intelligente, brava a scuola e sembra la più forte nell’affrontare le sfide della vita.
Durante la sua adolescenza però abbiamo cominciato a notare in lei strani comportamenti; ci siamo detti: sarà l’età, un giorno o l’altro finirà e tutto tornerà alla normalità! Ma il peggioramento continuava. Francesca si vestiva in modo strano, i capelli trascurati, il disordine regnava sovrano in camera sua, sempre più scura in volto. Ci rispondeva con arroganza e maleducazione, per lei eravamo diventati quasi dei nemici. Le uscite notturne e gli orari erano diventati incontrollabili.
Eravamo sempre più preoccupati di questi cambiamenti radicali, ma non sapevamo proprio da cosa poteva dipendere e quali decisioni prendere. Temevamo che ogni intervento potesse portare Francesca a far peggio.
Ma lei diventava sempre più ribelle, arrogante, disordinata; aveva cominciato a trascurare lo studio, inventava storie e ci riempiva di bugie. Ben presto il suo comportamento ha cominciato a condizionare tutto l’andamento familiare e soprattutto la sorella soffriva di questa situazione.
Ma non basta. In casa hanno cominciato a sparire soldi. Francesca si offendeva e reagiva violentemente quando la si riteneva responsabile.
Quando rientrava alla sera, i suoi occhi erano strani. Ce ne siamo accorti, ma non sapevamo (o non volevamo sapere) come interpretare questo ulteriore segnale.
Un giorno poi abbiamo scoperto la sparizione di gioielli di valore e quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Francesca ha spergiurato di non saperne niente, ma alla fine, messa alle strette, è scoppiata in lacrime, ha ammesso l’uso di eroina e ci ha chiesto aiuto.
Eravamo disperati, non sapevamo a chi rivolgerci e abbiamo cominciato a cercare aiuto. Per caso, siamo entrati in contatto con un medico che, fatte le debite analisi e accertato l’uso di eroina, ci ha proposto di frequentare il gruppo che lui guidava per gestire i casi di dipendenza patologica.
Eravamo molto perplessi: chi ci sarà in questo gruppo, che cosa dovremo dire? …. Ma sapevamo anche di non avere molta scelta, ci siamo fatti forza e abbiamo accettato di frequentare il gruppo.
Francesca si è ribellata a questa iniziativa e la sorella non voleva essere coinvolta. Anche noi non riuscivamo a capire subito le indicazioni del medico e poi molte cose non erano facili da mettere in pratica.
La disperazione era tanta, ma di una cosa eravamo assolutamente convinti: non volevamo l’eroina nella nostra vita. E neppure in quella di Francesca.
Sono seguite giornate di grande sofferenza e di impegno, per tutti; ma cominciando ad applicare le indicazioni del medico ben presto si siamo resi conto del primo risultato: Francesca ha accettato di curarsi.
Nei mesi successivi sono arrivate anche altre piccole e grandi vittorie: i soldi non sparivano più dai portafogli, i vecchi “amici” di Francesca sono spariti, nuovi amici sono arrivati, gli insegnanti hanno notato qualche miglioramento e anche Luisa ha accettato di frequentare gli incontri settimanali del gruppo. Inutile nasconderlo, il percorso è stato faticoso, ma non impossibile da affrontare.
Abbiamo messo sotto controllo l’uso del telefono di casa, Francesca ha fatto a meno di cellulare e soldi per più di un anno, la accompagnavamo a scuola e controllavamo zaino e tasche, tenevamo soldi e valori sotto chiave in casa …
I primi anni sono stati impegnativi, poi poco alla volta le nostre vite si sono normalizzate. Sono passati 18 anni da quel terribile giorno in cui Francesca ci ha detto “mi faccio di eroina”. Ora riusciamo ad essere sereni, Luisa ha smesso di pensare a Francesca come la causa di tutti i suoi problemi, Francesca ha costruito la sua strada per il futuro e le due sorelle si sono finalmente ritrovate.
Per molti anni Francesca non ha voluto che noi parlassimo di lei. Nessuno dei parenti o amici ha mai saputo che cosa stavamo vivendo. Per noi a volte il silenzio è stato faticoso perché ha significato solitudine, ma abbiamo avuto anche il grande vantaggio di non avere interferenze nel nostro percorso. Nessun bastone fra le ruote, nessuno che pretendesse di convincerci di mandarla in comunità oppure che il dialogo e una pizza insieme avrebbero risolto tutto.
