In questa storia molti genitori possono riconoscersi. Angela ha trovato la forza di raccontarla. Puoi leggere o ascoltare.
È difficile dire quando comincia questa storia perché mio figlio, fin dall’adolescenza, ha fatto uso prima di marijuana e alcol, poi ha chiesto psicofarmaci poi è passato alla droga pesante … e la mia storia è cominciata con lui.
Credevo che la mia famiglia fosse felice ma poi mi sono accorta che questo figlio era diverso dagli altri due. Non ho pensato subito che fosse una malattia. Certamente non ho sottovalutato la sua situazione ma mi sono illusa che sarebbe passata, così come è accaduto ad altri suoi compagni di scuola.
Ricordo che a un certo punto mio marito ha detto: Federico sta perdendo il treno. I suoi amici stanno andando avanti lungo un percorso che lui non riesce a fare. In un certo senso anche noi stavamo perdendo il treno.
Ci siamo rivolti a tanti esperti e professionisti. Sentivamo che la responsabilità di prenderci cura di lui è nostra. Quando anche a noi, come a tante coppie, è capitato di avere qualche problema, ci siamo sentiti responsabili e preoccupati che questo influisse sul suo sviluppo. Chissà come l’ha vissuta! C’era anche altro. Aveva sempre problemi a scuola e forse anche queste difficoltà hanno influito, ad esempio sulla scelta di frequentare i ragazzi come lui, che non andavano bene a scuola e si facevano le canne.
Queste convinzioni sulla nostra responsabilità ci sono ancora, soprattutto per mio marito. Io non sto ferma. Cerco soluzioni, forse per uno strano ottimismo. Ho la coscienza pulita perché ho cercato di fare di tutto, ma non è servito assolutamente a nulla. Non mi pento di tutto quello che abbiamo fatto, ma sicuramente le nostre azioni non sono state efficaci.
Con mio figlio abbiamo condiviso anche tante cose belle, ma la sua incapacità di dare un giusto peso alle cose positive della vita mi ha fatto pensare che ci fosse anche un problema psichiatrico. Lui è concentrato sulle sue mancanze e incapacità. Noi abbiamo cercato in tutti i modi di incoraggiarlo, ma i nonni sono stati molto giudicanti e gli sono pesati molto. I nonni si comportavano in modo diverso con gli altri due nipoti – quelli che andavano bene a scuola e che hanno avuto successo nella vita – e quindi hanno avuto un ruolo negativo nella vicenda di Federico.
Gli altri figli sono stati molto bravi con lui. Hanno sofferto della sua situazione e dei suoi comportamenti, ma comunque hanno mantenuto dei buoni rapporti con lui forse anche per paura delle sue reazioni. I fratelli e le sorelle di mio marito e miei ci hanno appoggiati, così come i molti amici. Però non abbiamo più frequentato alcune persone perché erano genitori di compagni di scuola di Federico e il confronto con le loro vite e i loro successi era troppo difficile da reggere.
Tante volte abbiamo avuto la sensazione di aver toccato il fondo. Soprattutto quando ho preso coscienza che la tossicodipendenza stava coinvolgendo proprio me e la mia famiglia. Ho toccato il fondo quando ci siamo detti: dobbiamo rivolgerci al SERT. Non avrei mai pensato di dover frequentare una struttura come quella. Per fortuna non mi sono fermata e sono andata avanti nella convinzione che anche il SERT poteva esserci di aiuto. Ringraziamo il Signore che queste strutture esistono per poter affrontare questo genere di problemi.
Ho fatto fatica ad affrontare il concetto di malattia nei confronti di mio figlio. Ho maggiore familiarità con i suoi problemi psichiatrici che comprendo meglio in termini di malattia. Faccio ancora fatica a comprendere che anche la tossicodipendenza sia una malattia.
Ho dovuto accettare l’evidenza della malattia, anche se alcuni aspetti sono difficili da comprendere. Ad esempio riuscire a distinguere fra malattia e malato, oppure capire che i comportamenti che i familiari sono abituati a usare verso persone ammalate non sempre sono opportuni quando si tratta di tossicodipendenza. Cambiare questi comportamenti non è semplice. Alcune scelte che noi genitori abbiamo dovuto compiere (ad esempio togliergli l’uso dell’auto oppure non dare più soldi) sono riuscite più facili a me che a mio marito.
I rapporti con le strutture sanitarie, con i professionisti e con le forze dell’ordine sono stati generalmente buoni, ma molto dipende dalle singole persone e dalla loro capacità di essere davvero di aiuto. Nostro figlio ci ha sempre spinto a cercare aiuto, magari colpevolizzandoci ma comunque spingendoci a provare tutte le strade. Anche quando il SERT ci ha indicato di rivolgerci a La Tenda, lui ci ha spinto a farlo.
L’incontro con La Tenda è stato buono nell’approccio e nell’accoglienza. Ora mi sento più forte. Tante azioni che prima non sarei riuscita a fare, ora sono state possibili. Questi piccoli o grandi obiettivi raggiunti danno un grande sollievo.
Ad esempio, riuscire a chiudere la porta di casa, non per paura dei ladri, ma per paura di mio figlio, per noi è stato un grande successo. Ora possiamo dormire.
Mi rendo conto che questi cambiamenti sono più rilevanti per noi che per mio figlio. Avevo sperato che lo fossero anche per lui. Ci siamo illusi perché vedevamo lui orgoglioso di avere l’analisi delle urine negativa, ma d’altra parte ci avevano avvertito che bisogna mettere in conto le ricadute. Siamo tristi quando questo accade ma consapevoli che bisogna andare avanti, sperando che tutto questo possa essere “ossigeno” anche per altri.
(A.)
