La nostra storia
comincia nell’estate del 2017, al mare, quando abbiamo trovato un quadratino di hascisc nello zaino di Ilaria … e ci è caduto il mondo addosso.
Qualche tempo prima Ilaria aveva picchiato una ragazza e i carabinieri erano venuti a cercarla a casa, ma non avevamo capito quale enorme problema si stava annunciando.
Ilaria era bravissima a scuola, faceva sport agonistico, pensavamo avesse un carattere molto forte. E poi, quasi all’improvviso, a 15 anni è esplosa tutta la sua grande fragilità.
La trattavamo come la nostra reginetta, scattavamo ad ogni desiderio (o forse dovremmo dire comando). Come quando ci ha chiesto di cambiare scuola per avvicinarsi alla piscina (invece voleva solo avvicinarsi agli amici): abbiamo esaudito la richiesta in 24 ore!
L’amore della sua vita a 15 anni era un bravo ragazzo coetaneo; poi l’attrazione fatale è diventato uno spacciatore senza fissa dimora, clandestino, che la picchiava e la spingeva a spacciare. Con lui e altre amiche frequentava boschetti vari …
Eravamo la famiglia del mulino bianco e in pochi giorni ci siamo trovati all’inferno!
Le notti passate in giro a cercarla, le denunce per scomparsa, le accuse e le minacce terribili che ci lanciava (“Vi faccio togliere gli altri figli! Vi faccio tagliare la gola!”). Dover avere a che fare con spacciatori e tipi loschi che mai avremmo voluto conoscere.
Addormentarsi sul telefono perché non sai tua figlia dov’è e sperare che suoni per poterla andare a riprendere. E poi al mattino giacca, cravatta, ufficio, come se niente fosse.
Siamo passati attraverso servizi sociali, tribunali, ospedali, carcere, comunità.
Ora Ilaria ha completato gli studi e, fra alti e bassi, sta costruendo il suo futuro, ma non è stato semplice raggiungere questo risultato.
Appena si sono manifestati i problemi, abbiamo chiesto aiuto.
Abbiamo partecipato a gruppi di auto mutuo aiuto, insieme a Ilaria. Durante gli incontri dei genitori, si svolgevano anche gli incontri dei ragazzi ma questi, nello stesso tempo, andavano in bagno a farsi di sostanze senza che gli adulti se ne accorgessero. Non ne abbiamo ricavato molto.
Ci siamo rivolti a giudici, medici e servizi sociali, ma i rapporti non sono stati facili. Pensavamo di trovare alleati, di cui avevamo un disperato bisogno, e invece …
Pensavamo ci avrebbero aiutato a curare Ilaria, invece li abbiamo avuti sempre contro. Sembrava volessero solo dimostrare la teoria che la causa di tutto sono i genitori.
Siamo stati definiti “genitori ostili, espulsivi”, siamo stati a lungo dei sorvegliati speciali per il solo fatto di voler mettere regole di comportamento in famiglia e pretendere che i figli le rispettino.
Sorvegliati speciali perché non volevamo accettare che Ilaria portasse a casa il fidanzato spacciatore e frequentasse gli amici dei boschetti.
Sorvegliati speciali perché non abbiamo mai condiviso che lasciare Ilaria agganciata alle amicizie malate fosse una buona scelta per la sua cura.
Ci siamo opposti con forza al facile buonismo, anche per tutelare e educare gli altri figli minori.
Non solo nostra figlia ha avuto bisogno di un avvocato, ma anche noi per evitare che venisse messa in discussione la nostra capacità genitoriale, con il rischio di perdere gli altri figli.
Mentre tutte le energie venivano dedicate a tenere noi sotto controllo, Ilaria non veniva curata a sufficienza.
La Tenda ci ha insegnato la strada e ci ha sostenuto nel percorso.
Alla lunga, ave tenuto duro si è rivelato un punto di forza. E’ arrivato il momento, infatti, in cui anche medici, assistenti sociali, giudici hanno dovuto arrendersi all’evidenza di un disturbo che rendeva Ilaria schiava non solo dell’uso di sostanze, ma anche di forme estreme di aggressività nei confronti di noi genitori.
E’ stato a questo punto che il carcere prima e la comunità poi hanno potuto effettivamente dare i loro vantaggi. Hanno contenuto la malattia mentre noi avevamo modo di riprendere le forze sotto La Tenda.
La nostra vita continuava tra lavoro, figli, famiglia e questo rendeva evidente a Ilaria non solo che la sua malattia non poteva condizionare tutto ciò, ma anche che lei rischiava di perderci per sempre. Noi continuavamo a esserci per lei, ma solo alle nostre condizioni, non a quelle imposte dalla patologia.
E le nostre condizioni erano prima di tutto che accettasse di curarsi.
Se avessimo ceduto alle pressioni di psicologi, psichiatri, assistenti sociali, Ilaria non avrebbe avuto la nostra forza per tenere lontano sostanze, falsi amici, fidanzati spacciatori, ecc. e saremmo diventati tutti schiavi della situazione. Da sola non ce l’avrebbe fatta.
Tener duro sulle regole di comportamento da osservare in famiglia, tener duro senza concedere nulla alle pretese della dipendenza patologica, senza piegarsi alle sue manipolazioni, è stato come un braccio di ferro con la malattia di Ilaria. Un braccio di ferro lungo e faticoso che però le ha dimostrato che non eravamo disposti a cedere, che noi siamo più forti.
Ilaria, o per meglio dire la sua malattia, ha percepito che diventava sempre più faticoso e difficile contrastarci, rischiando seriamente di perdere genitori, fratelli, affetti, studio, futuro … e quindi ha scelto la strada più conveniente, quella di andare in remissione e lasciare Ilaria libera di riappropriarsi, pian piano, della propria famiglia e della propria vita.
