Andiamo a fare la spesa?

Mar 19, 2025 | Testimonianze

Avevo 57 anni e 32 di matrimonio, vivevamo soli e senza figli. Ormai non sopportavo più la tormentosa convivenza con G., volevo scappare di casa.

Alcool e gioco lo avevano ridotto a muoversi come uno zombi.

Ero disperata. Non sapevo più a che santo rivolgermi. Amici e parenti si erano dileguati perché non sopportavano l’isteria di mio marito. Non avevo più nessuno che accettasse inviti per pranzo o cena a casa mia, eravamo rimasti soli, distanti e divisi sotto lo stesso tetto.

Oltre al lavoro, pesante per la verità, dovevo provvedere a tutte le necessità della casa dalle manutenzioni alle pulizie, far da mangiare, la spesa, ecc …

Lui dormiva, bighellonava, mi incolpava di tutto, inventava falsità, mi insultava, nei momenti peggiori rompeva porte o soprammobili, continue aggressioni verbali, mai fisiche anche se ci è andato vicino.

Usciva senza avvisare e rientrava bello fresco come se nulla fosse successo.

I professionisti non mi sono stati di grande aiuto, mi dicevano di essere carina, avere pazienza, farlo ragionare, tutte azioni inutili che finivano per distruggermi dentro e provare rabbia e stanchezza. Temevo di esaurirmi. Mi sentivo come uno zerbino, incapace di reagire.

Un giorno, in un momento di lucidità, G. mi chiese di aiutarlo perché si sentiva distrutto e stava male.

Oggi so che in quel momento era lui che parlava e non la sua malattia, ma a quel tempo non ero in grado di capire la differenza. Presi la palla al balzo e, per puro caso, mi imbattei in uno degli esperti de La Tenda.

Rapidamente, mi spiegò il metodo che richiedeva la frequenza settimanale al gruppo di formazione e tanto impegno e fatica. Non ricordo come e perché accettai, ricordo che una vocina mi diceva “prova”! e provai.

I primi incontri scombussolarono tutte le certezze che mi ero costruita nella vita: “Non è un vizio – è una malattia” “Una malattia? malattia di che cosa …” andavo chiedendomi.

Durante i primi incontri dissi all’esperto che volevo fuggire di casa. “Bene” mi disse “allora devi imparare come si fa, non puoi improvvisare altrimenti potresti cadere in difficoltà peggiori”.

Così, mentre mi istruiva su come fuggire da casa, cominciò anche a dirmi cosa potevo fare per controllare la malattia di mio marito. Dopo tre mesi mi ero già profondamente rasserenata perché intuivo la possibilità di risalire la china e recuperare quello che pensavo di avere perduto per sempre. Nonostante tutto sentivo di amare ancora mio marito, in fondo non volevo lasciarlo.

Ma che fatica! In mesi, anni di paziente lavoro sono riuscita a bloccare il conto in banca ed il bancomat, a farmi consegnare i soldi presi dal lavoro, controllare uscite ed orari, pranzi e cene, ordinargli cosa fare in casa e pretendere che fosse fatto, non ascoltare più la sua parte malata. Insomma stabilire regole e farle rispettare, soprattutto non tenere alcool in casa.

Cosa mi ha aperto gli occhi e dato la forza che non avevo?

  • Le direttive dell’esperto che mi spiegava i trucchi della malattia e gli accorgimenti da tenere. Ad ogni incontro verificavamo i risultati ed i correttivi da prendere. Soprattutto mi aiutava a capire come fare per non avere paura della malattia e a non darle retta. Mi diceva “la malattia è empatica, sa cosa pensi”. Constatai che era vero ed il giorno che, dopo lungo esercizio, ho superato la paura provocata dagli eccessi della malattia, è successo che non mi ha più aggredito perché avevo iniziato a mettere i “paletti” (le regole) e farli rispettare.
  • Mi ha aiutato il gruppo nel quale altre famiglie erano in cammino e camminavano davanti a me e mi dicevo “se loro riescono perché io no”?
  • Il tempo che ho dedicato a questo impegno senza mai chiedermi “fino a quando?” e mettendolo davanti ad ogni altro impegno.
  • Il cambiamento dei miei comportamenti – e questo è merito mio – che non ha più permesso alla malattia di comandare.

Dopo quattro anni di duro lavoro, vidi ricomparire mio marito. Incominciò a dirmi “andiamo a fare la spesa”, “andiamo” … mi sembrava di sognare.

Dopo cinque anni di frequenza al gruppo mio marito mi propose di fare le ferie insieme e scelse la destinazione. Non stavo più nella pelle. Che meraviglia, così finalmente ebbe inizio il nostro vero matrimonio! Mi andavo dicendo “meglio tardi che mai”.

Che ferie meravigliose, passeggiare insieme, scambiare pensieri, fare progetti.

Lui ha ripreso a curare la casa, il giardino, fare le riparazioni, pranzare insieme, prepararmi la cena.

Finalmente, sentendomi forte, concordai con l’esperto di lasciare il gruppo. L’esperto mi congedò dicendomi: “ricordati che è una malattia recidivante, può ricomparire improvvisamente, stai allerta, in ogni caso ora sai cosa fare”.

E così sto facendo, mi sembra di sognare …. (D.)

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